L’installazione ha lo scopo di sensibilizzare il pubblico sui temi della discriminazione di genere. Il tunnel è stato progettato come un percorso esperenziale lungo il quale i visitatori prendono coscienza non solo delle difficoltà che le donne incontrano nel mondo del lavoro, ma anche delle testimonianze positive e delle best-practice. SONO I SENSI I VERI PROTAGONISTI DELL’INSTALLAZIONE. Sono infatti loro che conducono il visitatore nell'esperienza e che lo stimolano a confrontarsi con i luoghi comuni e gli stereotipi sulle donne e a comprendere come annullarne gli effetti. Un percorso sensoriale, appunto, fatto di superfici di calpestio ora traballanti ora stabili, da un’illuminazione cangiante e ancora dalle voci di Woody Allen in “Anything else” o “Celebrity”, di Giancarlo Giannini in “Travolti in un insolito destino”oppure di Al Pacino in “Profumo di donna” e tanti altri. L’itinerario ha una struttura drammaturgica di tipo “dantesco”: inferno, purgatorio e paradiso. Così, nella prima cantica, il viaggiatore dovrà affrontare ostacoli intangibili, voci e asperità del terreno. Un percorso disagevole accentuato dalla scarsa illuminazione e dall’architettura stessa, nonché dalle frasi tratte da spezzoni di film noti in cui si mettono in evidenza i più classici stereotipi di un mondo poco meritocratico. Nella seconda cantica invece è stato strutturalmente progettato come un percorso più agevole e maggiormente accessibile dove, tuttavia, la presenza di elementi di disturbo continua a suscitare nel visitatore sensazioni di parziale disagio. Una vera e propria foresta luminosa, creata con tubi in silicone con incastonati dei led di diverso colore, si para di fronte al neo Marco Polo a simbolo delle continue difficoltà, ma anche della possibilità di riuscire ad emergere. Ostacoli reali, ma affrontabili perché tangibili. Infine, il paradiso, mondo ovattato e luminoso, capace di rigenerare il pellegrino che gli passa attraverso. Un luogo privo di spazi dove le luci, le voci e l’ambiente stesso ci rilassano, perché “…dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse” (Robin William in “L’attimo fuggente”).
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