Lo sguardo continua a posarsi nervosamente sulla scatola rossa con le applicazioni bianche e nere. È una specie di dipendenza, alimentata da un'idea fissa: aprire la scatoletta, accenderne il contenuto, dimenticare la ragione, respirare il profumo della libertà, bruciare la gomma dei pneumatici. In tre parole: guidare la Mini!
Ma non una Mini qualsiasi, bensì una Mini ad alto tasso di dipendenza, costruita come un'auto da corsa di razza pura. La base di questa scatola rossa del desiderio risale al 1964, ai tempi in cui una Cooper S sembrava tanto avanzata quanto l'odierna MINI John Cooper Works WRC. Ma anche ai tempi in cui fumare era dannatamente alla moda e il motorsport era incredibilmente pericoloso.
Sono passati quasi 50 anni da quel momento e il mondo, ora, gira diversamente. I fumatori non hanno vita facile e la sicurezza è uno dei maggiori imperativi nel motorsport, visto che troppe persone hanno perso la vita a causa di questa passione. Tuttavia, il motorsport, quello più estremo, delle classiche auto da corsa selvagge, esiste ancora. E proprio qui la scatola rossa con le applicazioni bianche e nere sta per scendere in campo, in perfetto stile dell'epoca, e vuole arrivare in testa.
A questo scopo, la Austin Mini Cooper S Competition da circa 100 CV viene spedita in Gran Bretagna: una volta all'anno, infatti, appassionati di motorsport provenienti da tutto il mondo si incontrano in un meraviglioso parco nell'Inghilterra meridionale per partecipare ad una manifestazione che equivale ad un vero e proprio viaggio nel tempo. Il nome di questo evento è Goodwood Revival. Segni particolari: qui si guidano veicoli da corsa degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta ai limiti della responsabilità. Ma non solo: l'intera manifestazione si svolge nello stile dell'epoca. L'abbigliamento, la corsia dei box, i chioschi e gli opuscoli del programma: tutto dà la sensazione di essere tornati ai bei vecchi tempi.
In mezzo a tutto questo c'è la Mini rossa. La sua missione: un piazzamento ai vertici del Goodwood Motor Circuit, un giro di 2,4 miglia (3,8 chilometri) che circonda un vecchio campo d'aviazione costruito nella Seconda Guerra Mondiale. Ma a chi è venuta la folle idea di organizzare un classico evento di motorsport in modo assolutamente fedele allo stile tradizionale? Ad un certo Charles Gordon-Lennox, meglio conosciuto come Earl of March. Questo Earl è un nobile che va pazzo per la corsa e che nel 1998 non poteva avere idea migliore che far sfrecciare dei ferrivecchi rombanti nel suo parco e sul suo circuito.
Goodwood è l'appuntamento che permette di assecondare i propri desideri senza tanti fronzoli. Sempre qui dal 16 al 18 settembre si potrà mitigare la propria dipendenza facendo il pieno di rombi di motore, stridio di pneumatici e odore di benzina appena bruciata. Più di ogni altro veicolo, il "cubo da corsa" rosso è destinato a sfrecciare in questo ambiente. Una nuova auto da rally progettata nello spirito degli anni Sessanta, che ammette ben pochi compromessi nel nome della modernità. La gabbia roll-bar, il sedile avvolgente e la cintura di sicurezza a sei punti di ultima generazione garantiscono ai piloti tutta la sicurezza moderna. Ma anche con questi nuovi accessori è chiaro che il motorsport è pericoloso. Allora come oggi.
Ciò nonostante, lo sguardo continua a posarsi nervosamente sul blocchetto dell'accensione di questo concentrato di potenza rosso con le strisce da corsa. È una specie di dipendenza, alimentata da un'idea fissa: girare la chiave, avviare il motore, essere irragionevoli e, per la prima volta, andare davvero a tutto gas e assuefare tutti i partecipanti del Goodwood con il rumore della Austin Mini Cooper S Competition. Riusciremo nell'impresa? Ve lo racconteremo.
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"Senza Filtro" - Axel Griesinger, MINI Clubs International Office.
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